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    February 06

    AMEN

    IL FANATISMO NON HA I GIORNI CONTATI

     

    E’ un po’ assurdo, lo so, eppure io, Matteo Bordone e Alberto Forni, i Baustelle li sentiamo un po’ come figli nostri (forse fratelli, più anagraficamente), perché quando è iniziato Dispenser, otto anni fa, il primo disco di cui abbiamo parlato era il loro album “Sussidiario illustrato della giovinezza”. In Rai siamo stati i primi a trasmetterli. Li aveva scoperti Alberto (onore al merito), ma hanno conquistato subito anche noi e la scelta di aprire la trasmissione con un gruppo italiano giovane così potente nei testi e con delle melodie pop così poco prevedibili ci era sembrata ideale. Lo ricordava qualche giorno fa anche Matteo sul suo blog (a dimostrazione che siamo tutti un po’ in fissa sulla faccenda).

    Venerdì scorso è uscito Amen.

    Attendevo il disco con ansia da fan da mesi. Veramente una sera di settembre ho incontrato Francesco Bianconi in un ristorante milanese e mi aveva invitato ad andare  sentire l’album a casa sua nei giorni successivi. Non l’ho mai fatto, e non perché non ne fossi curioso, al contrario, perché ho capito che l’ascolto del nuovo disco sarebbe stato un momento prezioso e intimo e non avrei potuto viverlo con serenità davanti al suo autore principale.

    Credo di aver fatto bene ad aspettare.

    L’album è uno di quei prodotti complessi e stratificati che ti confonde a ogni ascolto, facendoti continuamente cambiare idea su quale sia il tuo brano preferito.

    Lo spettro musicale è incredibilmente ampio, dal country alla Lee Hazelwood di “Panico” alle sonorità quasi disco di “Baudlaire”, dal pop del singolone “Charlie fa surf” alla melodia cantautorale di “Alfredino”. E’ un Sussidiario illustrato della canzone italiana, questo.

    Tuttavia sono i testi il vero magnete che mi attrae al pianeta Baustelle. Perché (e forse l’ho scoperto compiutamente solo stavolta), io aspetto ogni nuovo disco con la stessa aspettativa che riservo solo a certi libri. Un bisogno di trovarmi nelle parole, di confrontarmi, di ricercare piccole illuminazioni. E’ raro che la letteratura stia in un disco, ma succede. Per me succede con Jarvis, con Morrissey, con Neil (Tennant) e con i Baustelle.

    Forse basta citare una frase, da “Alfredino”: “Dio guardava il figlio suo e in onda lo mandò”. Da sola è in grado di riportare a galla tutto lo strazio televisivo a cui l’Italia ha assistito. La colpa, il pentimento, la redenzione.

    E poi quando sfogliando il libretto del cd ho scoperto che “Dark room”, l’unico testo non firmato dal solo Biaconi, è stato scritto insieme a Francesca Genti, poetessa pop che ha pubblicato le sue poesie per la prima volta in assoluto su ‘tina, beh, è stato come assistere alla perfetta chiusura del cerchio.

    Amen.

    PS E forse ad attrarmi ai Basutelle è anche lo sguardo di Rachele, che non sono mai riuscito a reggere per più di tre secondi e alla quale non ho mai rivolto parola, al di là dello scambio del nome. Anche adesso, mentre ascolto il disco, non faccio altro che guardare incantato i suoi occhi che mi fissano ossessivi dalla copertina.

     

    MATTEO B. BIANCHI

    http://www.matteobblog.splinder.com/

    Comments (3)

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    alicewrote:
    Fràà...anche io!
    io voglio che facciano tutte quelle del Sussidiario!
    soprattutto gomma, sadik e le vacanze!
    ma anche mademoiselle boyfriend ;-)
     
    Feb. 19
    Picture of Anonymous
    frà wrote:
    io sono ancora indecisa su quale sia il mio brano preferito...
    l'unica cosa che sò è che domenica sera il Bianconi deve cantare assolutissimamente RIFORMATORIOOOOOOOOO...
     
    Feb. 19
    Daniele Twrote:
    Ma che coraggio ha dimostrato, Madmoiselle, aggiornando persino la voce del profilo "età"...
     
    There is no sushi in Corso Como, ci piace l'uomo ci piace l'uomo...
    Feb. 19

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